Storia della Coppa Risi'atori "Tito Neri"

"Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo..............", dice una nota canzone ma nel nostro caso, invece, gli amici erano più di quattro e non volevano cambiare il mondo ma......in una calda e afosa serata d'estate del 1977, a ristorante per festeggiare la vittoria conseguita nel Palio Marinaro, tra una portata e l'altra, parlando delle gare remiere che allora erano soltanto la Coppa Ilio Barontini e il Palio, venne fuori un'idea che si può racchiudere in una domanda: perchè non ricordare le antiche e audaci imprese dei risiatori (che in un altra parte del sito spiegheremo bene chi erano) organizzando una gara, la terza del programma, di lungo percorso, di durata e riservata ai gozzi a dieci remi?
L'idea si dimostrò subito molto valida e piacque a tutti gli amici (Antonio Perullo,Tullio Malacarne, e il figlio Ferdinando, Paolo Cantini, Oscar Figaro, Alfio Caroti,Dino Del Corona, Silvano Russo e Gino Romano, importante personaggio dell'allora Compagnia Lavoratori Portuali) che furono entusiasti come ragazzini. Iniziarono a parlare di partenze, di arrivi,di partecipanti, quale impatto avrebbe creato nel mondo del remo livornese e di finanziamenti; già organizzare una gara cosi' importante e imponente non sarebbe stato un gioco molto semplice e di poco conto. L'idea venne discussa anche a livello politico, all'interno dell'allora Circoscrizione 6 presieduta dalla Prof.ssa Laura Bandini e anch'essa dimostrò il suo interesse alla manifestazione e consenti' l'aiuto, modesto ma sufficiente e necessario per partire, dell'Ente. E per gli altri finanziamenti (le sponsorizzazioni di oggi) spuntò un nome sicuramente importante nel mondo dell'imprenditoria legata al mare, alle gare remiere, al Borgo Cappuccini: La Famiglia Neri. I discendenti del grande Tito Neri, purtroppo scomparso, anch'essi entusiasti della novità, misero a disposizione il necessario per poter effettuare la manifestazione, dai rimorchiatori, ai battelli, al materiale di consumo, ai soldi che consentirono di mettere in palio coppe e trofei, medaglie d'oro ai vogatori, pranzo per le sezioni nautiche e tutto il necessario. Il famoso pittore-disegnatore Alberto Fremura ideò lo stendardo che è tutt'oggi il simbolo di questa bellissima gara e che venne confezionato dalle sapienti mani di una autentica borghigiana, la signora Zelinda Pierazzoli, anch'essa scomparsa.   La gara venne intitolata al grande Tito Neri e si corse per la prima volta il 18 Giugno 1978 organizzata alla perfezione, da un comitato composto da Lidio Ageno, Paolo Cantini, Alfio Caroti, Dino Del Corona, Egisto Lauri, Franco Lemmi, Cesare Liperini, Fernando Malacarne,Tullio Malacarne,Michele Mennella, Antonio Perullo, Romano Perullo,Vincenzo Perullo, Silvano Russo e Alfredo Silvestri.Ebbe un gran successo di pubblico, grande apprezzamento dall'ambiente remiero livornese e da parte di tutte le istituzioni e soprattutto dai partecipanti:vinse il Borgo Cappuccini, il rione di casa in quanto l'arrivo della gara è posto di fronte  alla sede sportiva del Circolo Nautico nella darsena del Cantiere Orlando, dopo 36 minuti netti di voga dalla partenza posta alla Torre della Meloria e sulla distanza di 7600 metri. I risicatori costituirono un mondo a se stante, fatto di ribelli alla emarginazione sociale che opponeva un discosto atteggiamento alle autorità locali e nazionali, ed assoluta diffidenza agli ordinamenti locali e statali. Non ebbero torto, perche Mai videro risolti i problemi della miseria loro e di tutte le classi subordinate. Estromessi dalla cultura di base, ne formarono una propria, comprensiva: d'una specializzazione di natura nautica; di un codice di comportamento fra di loro e fra loro e l'altra società; d'un nozionismo universale appreso nei contatti quotidiani coi marinai stranieri provenienti da ogni dove. Di solito non loquaci; reticenti ad esporre le proprie encomiabili azioni, schivi alle lodi, non hanno consentito di attingere molto dalle loro sdegnose bocche, intorno alloro operare sotto i più vari umori del mare.  Eclissatisi ognuno di essi coi propri segreti ricordi di sublimi lotte, di lunghi ed estenuanti sacrifici, di pene avvilenti e frenetiche gioie, lasciavano alla pubblica considerazione solo i nomi dei compagni più sfortunati, inghiottiti dai gorghi del mare nel soccorrere i naufraghi indifesi.   Paghi dei riusciti salvataggi, pur bisognosi, respingevano qualsiasi compenso all'uopo offerto, mentre esigevano con assoluta puntualità il pagamento dei servizi pattuiti e compiuti. Navigatori, poliglotti, genericamente addentrati nel l'ingegneria navale e nella meteorologia; capaci pescatori; abili facchini; si avventuravano sul mare, fra la secca della Meloria e la Corsica in cerca di fortunate occasioni: quella, per esempio, di essere chiamati a bordo delle navi prossime a Livorno, per pilotarle fino al porto; quella di venire prescelti, dai comandanti, per il carico e il discarico delle merci; e, infine. il recupero di grossi relitti alla deriva.  L'arte e la letteratura intervennero tardi a parlare di essi. La loro storia la stiamo costruendo ora.    La principale virtù dei risicatori era costituita dal coraggio. Un coraggio particolare, eccezionale... da rabbrividire. E rabbrividiva la gente, vedendoli partire su un guscio di noce verso uno scuro turbinio in crescente caos fra cielo e mare, per soccorrere al largo qualche pericolante nave. In quei casi la piccola imbarcazione doveva andare avanti a colpi di remi, e i remi dovevano essere almeno una decina. Si trattava di gozzi aperti o di robuste lance, due, tre o quante ne poteva reperire là Capitaneria del Porto, cariche di gente poderosa, anelante di giungere in tempo laggiù, a salvare le vittime da un disastro.