Il quartiere di "Borgo Cappuccini"
DAI PRIMORDI DELL' AMBIENTE NATURALE ALL'INSEDIAMENTO DEI CAPPUCCINI Le strade e gli edifici del quartiere di Borgo Cappuccini si posano su una piana di roccia arenaria, detta panchina, che si estende sotto il suolo di Livorno, per sbucare di poco sulla costa, a S. Jacopo e all'Ardenza. E' relativamente recente la copertura della solida superficie con strati più morbidi, operata prima dal mare coi suoi depositi di alghe vaganti. Nel Medioevo l'area del futuro quartiere, già invasa da sterpaglie ed erbe selvatiche era ancora impraticabile, specialmente lungo costa dove regnavano le paludi . Un fatto eccezionale, di permanente importanza, iniziò l'animazione dell'ostile deserto; sulla scogliera, poco distante dalla costa, fu innalzato il Fanale, una torre cilindrica, maestosa, alta 51 metri, destinata coi suoi valori architettonici e significati umanitari a sfidare i flutti e i secoli. Ne va il merito alla Repubblica Pisana, i cui geniali costruttori impiegarono tre anni per realizzarla, dal 1303 al 1305 . Dopo il 1345 i devoti livornesi, recandosi in pellegrinaggio al Santuario di Montenero attraverso la parte centrale dell'aspra radura, vi solcano un sentiero lungo il quale, cinque secoli dopo, si allineeranno gli edifici residenziali. Il sentiero prese il nome di Via dell'Erbucce perchè evidentemente percorreva una vasta area erbosa, e si prolungava lungo l'asse delle attuali Borgo Cappuccini e Via Goito proseguendo sull'odierna Via dei Pensieri. Il nome di Erbucci, famiglia di possidenti, rimase fino al secolo scorso al tratto di strada scomparso che univa Borgo dei Cappuccini alla futura Via Goito. Copertosi, dunque, il territorio di spontanea vegetazione, comparvero i primi padroni a repartirselo per imporre l'erbatico. Per tali ragioni fu distinto in luoghi. In uno di questi, detto Frecciano, possedeva un lotto la Compagnia di S. Giulia che la stessa cedette ai padri Cappuccini e dove questi edificarono un piccolo convento e una chiesa . Nello stesso anno, il regnante Francesco I de' Medici fece costruire presso la base del Fanale, ad uso di Lazzeretto, alcuni magazzini, deplorati poi dalla storia quali vili edifici, deturpanti l'integrità estetica della elegante torre. Cinque anni più tardi il nuovo granduca Ferdinando I de' Medici assegna al Convento dei Cappuccini il circostante terreno coltivato ad orto e bosco, e che ebbe, come diremo fra breve, egregia funzione e momenti di celebrità. Lo stesso principe verso il 1590 disponeva l'inizio d'un più ampio Lazzeretto, sulla costa in prossimità di quello vecchio, che dedicava a S. Rocco. La costruzione richiese il prosciugamento degli adiacenti acquitrini, di modo che l'intervento dell'uomo, dopo l'opera della natura, completava la bonifica del territorio, copertosi tutto di florida vegetazione. Si scoprirà, in seguito qualche vena interna d'acqua salubre. E intanto la stratificazione terrosa abbondante in vari posti, fu considerata per riempire i bastioni intorno alla città. A tale scopo fu scavata una fossa, rimasta fino ai giorni nostri, detta "BASSATA", dalla quale prese il nome la vicina strada . A questi primi cenni di presenza umana, va aggiunta la mesta usanza dei primi nuclei inglesi, insediatisi in Livorno, di seppellire i loro morti in un lembo di questo territorio. Risalgono, infatti, al 1594 le tombe più antiche. Le inumazioni proseguirono fino a metà dell'800, pochi anni dopo la sua recinzione, poichè la Comunità anglosassone si costruì un nuovo cimitero fuori Porta San Marco. Quello vecchio trovasi in Via Verdi, adiacente la sede della Misericordia. Su un altro lato del territorio, e precisamente sul fosso di faccia all'odierna sede dei Canottieri, sorse fin dai primi del '600 un'attività che caratterizzò il luogo per oltre duecento anni. Si trattava di una coltivazione di ostriche, retta da una regolare amministrazione. Allora il fosso che circondava la città era percorso da purissima acqua di mare, e perciò consentiva che vi si conservassero anche arselle e mitili, degustati sul posto dai buongustai. Ma l'allevamento delle ostriche era oggetto di vanto della corte medicea; ne prelevava 200.000 all'anno per donarle ai regnanti di potenti nazioni, allo scopo di consolidare le buone relazioni. Presso tali culture fu quasi subito annessa una piccola trattoria che prese il nome di "Casina delle ostriche", questa raggiunse in breve gran fama anche fra i forestieri per gli speciali pranzi e merende che vi si facevano,tanto che vi accorrevano a far colazione principi e regnanti di passaggio con le loro corti. Si vuole che già da tali epoche si ammannissero in quella trattoria prelibati cacciucchi . Nel 1646, quarant'anni dopo il compimento delle fortificazioni di Livorno, fu aperta una porta doganale detta dei Cappuccini , perchè immetteva sulla omonima strada, che proseguiva col nome di Via Maestra di Montenero dopo l'incrocio con quella delle Spianate . L'andamento di quest'ultima che si identifica in quella degli attuali Corso Mazzini e Corso Amedeo, segnava il limite d'una fascia di terra intorno alla città indicato anche da apposite guglie dove per ragioni militari era assolutamente proibito erigervi qualsiasi edificio . In un'altra successiva fascia era consentito costruirvi edifici non superiori ad un piano; altre guglie segnalavano il limite della seconda fascia. Dalle spianate, dunque, prese il nome la strada angolata che sarà poi separata in due distinti corsi. Tali divieti e limiti alle costruzioni nelle due fasce di terra, nelle quali era compreso totalmente il territorio di Borgo, vi tardarono di due secoli il popolamento . Frattanto gli alacri cappuccini contribuivano, secondo il loro costume, ad allievare i bisogni della vicina città, distinguendosi nel confortare e soccorrere i sofferenti, dedicando anche cristiane premure ai condannati del Bagno penale. Nel 1630-31 quando molti fuggivano da Livorno colpita dalla peste, i nostri frati accorsero ad assistere gli appestati nei Lazzeretti, esponendosi al grave pericolo del contagio. E molti di essi perirono presi dal morbo.
DALLA PRIMA ESPANSIONE RESIDENZIALE AGLI ANNI RUGGENTI DEL RISORGIMENTO Nel 1776 il granduca Pietro Leopoldo abolì il divieto di costruire sulle spianate , rese inutili dalle nuove teorie strategiche, necessitando nuove aree urbane per l'accresciuta popolazione, che si era quintuplicata dai tempi di Ferdinando I, quando contava 10.000 unità. Agli ultimi del secolo XVIII, come si rileva dalle piante e dalle incisioni dell'epoca, le prime case cominciarono a delineare buoni tratti delle strade che oggi portano i nomi di Borgo Cappuccini, Via della Scala, Piazza della Giovane Italia, Via Malenchini, Via San Carlo, Corso Mazzini e la omonima piazza, nonchè la più lontana Via della Bassata. Si trattava di modesti edifici, di due o tre piani al massimo, con abitazioni piccole e strette, tirate su con molta economia di materiale, destinate evidentemente alla gente di basso reddito. Con tali speculazioni edilizie, aperte dalla disponibilità delle nuove aree fabbricabili, nasceva la grossa borghesia livornese. Mentre il secolo si concludeva, gli eserciti vennero a transitare sul suolo della nascente borgata. Lo attraversarono per prime le formazioni volterrane per raggiungere la città attraverso la porta Cappuccini, dopo il ritiro .delle guarnigioni francesi. Giunsero poco dopo gli austro-russi, i quali si accamparono addirittura in Piazza Mazzini, nota allora per Campo di Marte. L'armata francese ritornò, nel giro di pochi mesi, per dominare più a lungo su Livorno e tutta la penisola italiana. I padri Cappuccini, già perseguiti da Pietro Leopoldo, furono nuovamente spogliati dei beni (costretti fra l'altro a trasferire molti dei loro libri alla biblioteca pubblica) e infme allontanati dal convento. Ma vi rientrarono nel 1814, non appena tramontato l'astro napoleonico. L'avanzata delle abitazioni proseguì lungo le linee di confine fra le proprietà private. Nel frattempo si scopri una capace polla di fresca ed ottima acqua, subito detta «acqua chiara» e Via Chiara fu la strada che vi sorse vicino. Corrispondeva, questa all'ultimo tratto di Via Verdi verso Borgo Cappuccini. Un condotto portava quell'acqua al mare, per il rifornimento dei bastimenti; perciò la strada costruita su questo percorso e che sbocca sugli Scali Novi Lena porta tuttora il nome di Via delle Navi.

Gli Scali Novi lena
L'indole patriottica dei borghigiani trova già le sue radici nei primi nuclei che vennero ad abitare le nuove case; fecero, questi, nel 1821, fraterna accoglienza a molti esuli napoletani, sfuggiti alle persecuzioni dell'infido Borbone. Otto anni dopo protessero ed aiutarono i tre fratelli Capozzoli cercati per un tentativo insurrezionale nella Basilicata e in Calabria. Verso gli anni 1828-29 l'espansione edilizia si estende in Via Verdi, Via dell'Indipendenza, Via degli Apostoli e Via degli Inglesi (oggi Via Adua),e si iniziano i lavori della chiesa parrocchiale dei SS. Pietro, Paolo e Maria Maddalena, nonchè dell'Istituto dedicato a quest'ultima santa, termineranno nel 1835, l'anno del colera. Il morbo, portato da un bastimento proveniente da Marsiglia, c parve durante l'edificazione della nuova cinta daziaria. La chiesa e l'istituto della Maddalena, quasi pronti, furono adibiti ad ospedale; ma non appena attenuatasi la virulenza del male, nell'anno stesso, furono aperti l'una al culto e l'altro all'uso cui era destinato. Nonostante i lutti e la desolazione causati dalla epidemia che si estinse definitivamente nel 1837, fu necessario proseguire la cinta finanziaria (che fu completata nel 1842) per non aggravare la disoccupazione. Merita ricordare, a questo punto, il primato borghigiano in fatto di asili. Nel 1833 fu inaugurato il primo asilo di Livorno, di faccia alla chiesa: SS. Pietro e Paolo, a cura di una società filantropica di signore, guidata da Enrico Mayer . Il Guerrazzi, nei "Nuovi Tartufi", mosse gravi critiche trattamento che si faceva ai fanciullini, e all'uso che le matrone facevano di quella sede. Nel 1838 fu aperto un secondo asilo, vicino al primo ed trambi intitolati, molto più tardi, ad Enrico Mayer . Nel medesimo anno 1838 entrava in funzione il servizio daziario, pur essendo incompleti alcuni tratti delle mura e qualche porta. Quella di Borgo, la Porta a Mare, fu compiuta fra le prime. Frattanto il quartiere, ancora in via di sviluppo, veniva integrato nell'ampliata area urbana con il nuovo perimetro che abbracci: quartieri di Venezia, San Marco, Fiorentina, piegando a mezzogiorno su Colline fino in Piazza Roma, per proseguire sull'asse di Via Montebello e terminare con la Porta a Mare e un tratto di mura a contatto del Lazzeretto.

Piazza e Chiesa SS. Pietro e Paolo